mercoledì 19 novembre 2014

Come tu vieni a me,
tracciando strofe d'argento
nel corto circuito del senso
come tu sorgi a ovest
dell'avaria a cui mi racconto
così conosci il perché
del sole dei vinti, l'ombra che acceca,
e con loro vieni a confutarmi
quando ti dimentico vivendo
a logica d'impresa la galassia euforica.
è il ventinove ottobre,
ancora non ho incendiato la Milano-Venezia,
ancora dovrò estinguermi lontano da te.

domenica 19 ottobre 2014

Deragliano queste mani
sullo sterminio che insegni
ai diseredati di te:
tramontati i tuoi fianchi
ognuno ha, religiosamente,
brevettato Plutone, orizzonte dopo orizzonte,
per promettersi al domani.
Ma io, refuso radioattivo e
sonata dislessica e
privo di tutto perché ogni cosa qui
sembra esondare madre penombra,
come riparerò il guasto
l'oltre te demenziale?
Una lavanderia ineluttabile automatica
attende i letti sanguinosi al varco,
lo sappiamo.
Così il pensarti senza fine interplanetario
così cioè distillo liquore inaudito dai cieli
che gemmano sul tuo seno.

martedì 14 ottobre 2014

Disertano nei corridoi
i fiori nottambuli della guerra,
se il loro stelo domanda
rispondi no e nessuno verrà a salvarti.
Seguiranno i bar dove sfoderare le lenti di Omero
nello svenarsi alchemico, vicendevole
se il malto conoscerà il buio
vedrai l'epica da due soldi schiumare fino al bosco
in tutte le sue sette braccia di fuoco
per chiamare a sé il cuore malato
per affondarle a fianco
nel nome di Ecate, nel nome del fango
fingendo il sabba in una nota nonostante
i soli di silicio, il profitto ultrasonico
l'hinterland universale dell'usura.

Ora chiama il labirinto casa, patria i naufragi
sovverti grammatiche in punta di Braulio
perché gonfie di mascara le nuvole revocano i lunedì.
Fra queste lenzuola lei coltiva il crollo, cani smarriti
e i fantasmi che scolpiscono in esperanto
sulla mia resa incalcolata il madrigale dei giorni migliori:
portami con te.

giovedì 21 agosto 2014

Paralisi agostana in tuo onore

Padre petrolio della pazzia universale
concedimi il ritorno allo scaffale
via camion Bennet cometa
se è vero che la carne non mi somiglia,
io dimentico infatti, mai cicatrizza il colpo
parlandoti irrimediabilmente,
danzando a mezzo polmone
perché non basta un Qoelet
a reggermi in piedi fra le Audi sanguinarie
le birre a cinque euro e la tremula
lingua irrancidita identica a ieri.
Padre petrolio della pazzia universale
fa che lei incontri in questi occhi
la periferia di Torino
i pakistani del volantinaggio a domicilio
o altre cose tristissime a tua scelta.



giovedì 17 luglio 2014

17/07/2014

A Villaggio Brollo
dove il cielo comunica il culo alla polvere
sette chilometri prima del prolasso Carrefour
svapora ottuso Mar Miseria.
A parte questo, la mia dentatura gotica
o l'empito comunitario nel nome dell'impetigine
perché recito ancora i tuoi muscoli intorno al corallo
all'ombra delle febbri anfibie
scritte da lune, dicono, più infelici di noi
che disfatto il bastevole dire
sventriamo le vele e restiamo a guardare
galleggiare la plastica (il nostro impero),
perché, domandami, recitarli ancora?
Eppure dev'esserci un modo
per educare un chiodo al giorno questore
e suonare i suoi pianoforti con asce vedove,
dovendoti almeno
accennare al fatto che forse fra poco finisco
ma potrò amarti meglio più tardi, di povero amore
come le nuvole, poverissimo,
non dettano altro vincolo che
amore di poverissime nuvole.

martedì 17 giugno 2014

Lascia la porta socchiusa
se dietro svapora il mio giugno ischemico
di contagio in contagio,
mentre suona i bicchieri e canta di te
che tumulasti i decrepiti no antiproiettile
alla fine di via Varese,
proprio dove la sala bingo germoglia
insanabile, egizia.
Lì se ne sta, discorso in sudario oltre-satellite,
oltre-testo, bestemmia dolmen.
...
Io so che senza di te, fuori di te,
una pozzanghera di soldi e di polizia
vince, vince.

sabato 14 giugno 2014

Nel pomeriggio azzurro crepa,
apri gli occhi,
rimanda il martirio,
lucida le macerie,
tossisci l'angoscia diafana dei tuoi ventisette anni,
uno dopo l'altro,
e dileguati nel ricovero dei libri
come una mosca nella carne abbandonata
(entrambe sanno qualcosa di me),
riga dopo riga, risali dolorosamente
il senso,
il romanzo di DeLillo,
il Rinascimento di Panofsky,
i Presocratici mai così attuali,
per deliberare la resa,
ché senza mescolarmi al tuo patire 
il mondo si revoca.
Né ritorno né visione,
da centosessantacinque giorni
il solo pensiero possibile, 
come un duomo fra l'orrido, il mattino, il sale:
questa morte madornale è sopravviverti.

mercoledì 11 giugno 2014

Sorsi di sciagura

L'osso cavo del corvo fraterno
porta in dote i sorsi di sciagura,
scambiati vicendevolmente
dalle tue mani di crepaccio
all'Erebo incerto
(non è importante parlarti delle sue mani ora,
sonno uterino, grumo di spavento in attesa eccetera).
Lo sputo della Geenna si chiama estate,
noi ricordiamo solo questo
quando il piombo si fa freccia
e io annego quattro volte il figlio
per mostrarlo al sindaco
per mostrarlo alla ditta.

In questo tempo assertivo, fotografo, pop coreano, tecnologia tedesca, risparmio cinese,
risiede in te un santificare residuo,
è il Tempo che finisce domani.

mercoledì 21 maggio 2014

Cantico dei cantici dopo Dio.

Non fu il chimico ebreo
a strapparti dalla ghiaia nera,
dove l'erede reciso poteva
dirottare gli Apollo 1 sulle sale operatorie.
Madre Mirra in mausoleo nella ghiaia nera,
dovresti fermarti una notte di queste
ad applaudire l'angoscia ferrosa
e il nebulizzare mio di morte le formiche quasi regine
che stupefano beote contro lo schermo;
qui abolisco cronologie immonde,
mosca drogata,
zampe al cielo,
miniatura di un buco nero stanco.
...

Tutto intorno rifrange la modesta catatonia:
trapestio d'incarnato
fatti presto miniera
di vermi, di nuvole.

Il sempre Tu remoto, fado luminale,
riscrive lo spazio senza cercarmi.

domenica 18 maggio 2014

Nel ricovero stellare delle tue mani
truffavo il palinsesto declino.
Tutti i misteri messi in quadro,
anche la fronte materna
anche quella
prometteva civette al reparto.
Poi il cielo tornò catastrofe alla moda
e dalla Normandia non si torna indietro
e il dirsi vietato ci sveglia a coltellate

lunedì 14 aprile 2014

Tutto questo deve compiersi

A occidente del tuo seno azzurro,
(bocca azzurra di un sole azzurro)
ho fatto a pugni con gli dei che non riuscivo a intascarmi,
distillato mammifero di cuscini stantii,
solo ora
governo l'orrore a compasso:
così misuro i mondi
perché ognuno di loro si ammali di te

Graal di sonno a labbra di Grace
un sorso per me, un sorso per l'Angelo,
ecco la nostra Davos:
congedare gli occhi dalle macerie,
tenerli dentro,
piangere a dismisura la mezzanotte e tre cicatrici dei capodogli.

Tutto questo deve compiersi, non tornare.

sabato 29 marzo 2014

Impiccali al giorno,
gli occhi dei pendolari che non disperano più,
insieme berremo silicio dalle loro orbite
e i treni dormiranno gonfi di gratitudine.

Impiccali al giorno,
i non esiliati in me,
i mai annegati nel mio mercurio parlato.

(Loro in particolare, adoperati affinché il cappio non ci tradisca)

Impiccali al giorno,
i golem di lavoro nella mattina carbon fossile,
i fegati vergini
che disabitano la mia fede,
atrabiliare bisca pagana.

Impiccato al giorno,
il mio amore, il solito kraken
affiora allo sfiato della visione:
lì Tu accogli il gorgo,
lì Tu alleverai l'arpione.

mercoledì 26 marzo 2014

Sardanapalo fra gli estintori in blister,
ho defraudato la notte, nascosto nella tua via,
la Peugeot mi guarda ancora distillare morte greggia
dal profugo patirti lontanissimo, lontanissimo.

Tu sognavi il Gargano, io so
che non sono possibili altre discariche di sole.
Asma del ricordarti, tosse di scriverti.
Devo vederti presto.

mercoledì 19 marzo 2014

Attendo con tenacia
il giorno in cui potrò appaltare queste vene alla fibra ottica,
non ho altro coraggio da offrirti.

giovedì 6 marzo 2014

Questo molare sbagliato,
covato
nella bocca dell'inferno viola,
viola amenziale,
Tu sei per me.

Questa chiazza di merda assordante,
che la scienza del non conoscerti
ci insegnò a chiamare cielo,
Tu sei per me.




martedì 25 febbraio 2014

Quel ciarpame di luce,
che adibivo a santuario
sulle tue notti devote;

quel rauco deliquio
confitto nella terra del tuo cuore schivato,
ora applaude i morsi a vuoto;

e l'agguato delle braccia
all'impronta sonnifera,
per sempre relitto nel letto insondato.

Guardale, queste braccia di delirio!
Frugare fra le pozzanghere a ippocampo,
come fosse un buio te.

lunedì 17 febbraio 2014

Disarcionato, quindi
instellato
il tremito, dalle corde di Fedra in poi,
immondo rantolo di no,
scava gli uteri, infesta le cliniche;
come suonare la nuova lingua per un valzer di morte,
irrevocabile pianto di nessuno?
Cristo dei TSO:
un fiore per tutte le madri,
che per me s'annotta il mondo.
Sul precipizio del tuo iride,
quello d'ombra sfinita,
disimpariamo la vita dai migliori maestri.

Scuola degli orchi,
le tue labbra in fumo,
indicano vie di immacolata disperazione.