Era meglio il fumo che compravo a Uboldo
di questi giorni tremanti un padre boia
ulcerati dall'alba apoplettica,
presidiante in livrea
le frequenze Confindustria serafina,
nume tutelare del servomeccanismo
"è già tanto se ce l'hai" e invece
è già tanto che non mi cavi i bulbi
da dietro
con cucchiai di corvo Mai Più
mentre il vino nervoso centrale
sversa lontano dalle case Amuchina
dove la bambina Bocconi s'indottrina
al muriatico da difesa personale
contro l'ultimo, l'insolvente, il diseguale.
Madonna nera quanta paura, quale
anno luce fra il mio rimare a polmoni svenuti
e Scilla di Cassina de' Pecchi in seconda fila,
scintilla Lelli Kelly, le sue scarpine oh yeah
non ingrasserà come Yoghina, no:
"occhiale tondo valorizza il sorriso Disney lager
bellissima, il vacuo orrore degli eoni vaffanculo
sono io se mi spacco con i saltimbanchi motore inchiostro
un po' Valentino Rossi un po' Faber, specialista della vita" .
Pubblicatemi
e i coltelli di carta sapranno la coltre perduta
dolcezza in seconda fila, la tua ilare giugulare.
Era meglio il fumo che compravo a Uboldo
erano meglio le quattro di pomeriggio su internet per sempre,
attendere come un amaranto disabile
alla soglia smerigliata del ricovero quinto piano ("sono il figlio"),
le rovesciate di Vialli, i Dinobot invincibili
erano meglio del tuo primo amore agghindato da marinaretto,
lacrimoso idiota: pensa a quando
Nyarlathotep, Caos Strisciante,
eromperà
dalla chitarra che gli ho regalato,
oh, sorpresa.